Registrati | Password dimenticata
A/A/A
Invia a un amico Stampa screen
Rss
16 03 2007

Rule of Rose: Presentata la proposta al Parlamento Europeo

di Matteo Bittanti
464.jpg Il 7 marzo 2007, diversi politici italiani - tra cui gli Onorevoli Prodi, Casini, Mussolini e La Russa - hanno presentato al Parlamento Europeo una Proposta di risoluzione sul divieto di vendita e distribuzione in Europa del videogioco: Rule of Rose e la creazione di un Osservatorio europeo sull'infanzia e i minori.

La proposta e' stata firmata dagli onorevoli Angelilli, Muscardini, Mussolini, Napoletano, Sbarbati, Zappalà, Poli Bortone, Locatelli, Toia, Sartori, Antoniozzi, Battilocchio, Casini, Foglietta, Morgantini, Pistelli, Tajani, Castiglione, Cocilovo, Fava, Musotto, Musumeci, Andria, Lavarra, Losco, Patriciello, Pirilli, Pittella, Romagnoli, Ventre, Veraldi, Agnoletto, Borghezio, Chiesa, Frassoni, La Russa, Panzeri, Podestà, Susta, Vincenzi, Berlato, Braghetto, Brunetta, Carollo, Kusstatscher, Prodi, Tatarella, Veneto, Mauro, Mantovani, Musacchio, Camre e Vaidere.

Abbiamo gia' avuto modo di esprimere le nostre opinioni in merito all'episodio di Rule of Rose, un videogioco che ha generato un'isteria mediatica senza precedenti, la quale, a sua volta ha innescato una spiacevole caccia alle streghe.
Istigata da un articolo a carattere sensazionalistico del settimanale
Panorama, la demonizzazione del medium videoludico ha ricevuto pieno supporto da parte della classe politica italiana e ha addirittura spinto il Commissario alla Giustizia Europea, Franco Frattini, a lanciare una investigazione pan-Europea mirante ad ottenere il ritiro dal mercato del videogame incriminato e alla istituzione di un sistema di classificazione dei contenuti alternativo a quello gia' esistente, il PEGI.

Le motivazioni addotte dai politici nella proposta di risoluzione del 7 marzo lasciano davvero perplessi. Non solo perche' de facto vengono avallate tesi espresse dall'articolista di Panorama che sono state successivamente sconfessate da piu' parti - lo scopo del gioco non consiste affatto nel nel "seppellire viva una bambina che ha subito violenze psicosessuali e fisiche" - ma anche perche' presentano come fait accompli un collegamento del tutto pretestuoso e infondato tra il consumo di videogame e alcuni episodi di bullismo.

L'argomentazione del politici si fonda infatti su un falso sillogismo: a) Rule of Rose e' un videogame violento "che presenta bambini e immagini perverse, violente e sadistiche che offendono la dignità umana", b) "il bullismo è un fenomeno drammaticamente in crescita in Europa e in Italia" quindi c) Dobbiamo vietare Rule of Rose.

Questa argomentazione e' del tutto priva di senso.

I politici inoltre chiedono l'istituzione di un "Osservatorio europeo sull'infanzia e i minori al fine di verificare preventivamente il contenuto dei videogiochi". Questa richiesta, oltre a violare apertamente il diritto di liberta' di espressione ("verificare preventivamente il contenuto" e' un eufemismo per "censurare i contenuti non graditi", come ha sottolineato Viviane Reding, direttore della Commission Media e Comunicazione della Comunita' Europea), e' del tutto irrealistica sul piano pratico e attesta la scarsa conoscenza delle dinamiche produttive del videogame da parte della classe politica.

Infine, l'affermazione che Rule of Rose "non è che l'ultimo di una serie diventata sempre più popolare tra la generazione dei più giovani e il cui solo scopo è l'istigazione alla violenza, al bullismo e all'abuso dei più deboli" e' assolutamente spropositata e offensiva.

E' difficile non provare una profonda delusione per il modo in cui i politici italiani hanno condotto l'intera operazione.

Link: Il testo integrale della Proposta di Risoluzione presentata al Parlamento Europeo

Il testo della Proposta e' inoltre disponibile in forma di allegato (PDF) in questa pagina.

Link: "Il videogioco in Italia tra pregiudizi, ansie e fraintendimenti" di Matteo Bittanti

Link: Videogiochi in Italia: Quale futuro?" di Matteo Bittanti


Update (21 aprile 2007)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera di Sergio Zanotti a commento dell'articolo.


"Caro Matteo,
leggo il tuo blog abbastanza di frequente, cosa che credo supplisca efficacemente il fatto che smisi di comprare Super Console quando divenne una rivista monografica per Playstation. Avevo un Super NES.
Con un po' di ritardo volevo segnalare alcune imprecisioni in due articoli comparsi su videoludica. Si tratta delle news rispettivamente del 16/03 ("Rule of Rose: Presentata la proposta al Parlamento Europeo") e del 04/04 ("Commento: La crisi persistente").

Entrambe (più la prima che la seconda, in verità) si riferiscono alla ormai famigerata proposta di risoluzione del PE sul divieto di vendita e distribuzione di "videogiochi violenti". E in entrambe si stigmatizza più o meno marcatamente il fatto che fra i firmatari compaiano personalità di spicco della politica nazionale. Il punto è questo: i La Russa, i Prodi (due volte), i Casini citati non sono in realtà chi i due articoli sembra lascino intendere.

I primi due sono infatti i fratelli dei ben più noti onorevoli, mentre il terzo è un semplice caso di omonimia. Questo perché, oltretutto, la carica di europarlamentare è incompatibile con quella di parlamentare nazionale; quindi, tecnicamente, il presidente del Consiglio italiano non avrebbe potuto firmare alcunché.

Ora, a parte la chiosa saccente - per la quale mi scuso, non è mia intenzione - e a parte l'annosa questione per cui la delegazione italiana al PE è piena di fratelli-di-onorevoli, volevo solamente sottolineare che simili imprecisioni rischiano di dare ulteriore (immeritata) visibilità ad un caso che non esiterei a catalogare fra le note di costume della sovrabbondante attività (pre)normativa comunitaria.

Nonostante io stesso me ne sia occupato tempo addietro, col senno di poi direi che la proposta in questione non è nulla di particolarmente allarmante. Certo, ci ricorda una vola di più l'assoluta ignoranza, bigottismo, incompetenza, you-name-it della nostra classe politica in materia di videogiochi (perché di questo si tratta: i firmatari sono praticamente tutti italiani). Fa bene. E' divertente. Un po' rosichi. Ma non aggiunge nulla di nuovo, no?

E ora lo zuccherino. Visto che ho avuto modo [shameless propaganda ON] di confrontarmi direttamente sul tema con uno dei firmatari [shameless propaganda OFF], mi permetto di allegarti la trascrizione del mio botta-e-risposta con l'on. Roberto Musacchio, visto che dubito Odeon TV si prenda a San Francisco. Videoggiochi teribbili. Risate assicurate.

D: Lei risulta tra i firmatari di una recentissima proposta di risoluzione del Parlamento Europeo che chiede, fra le altre cose, il divieto di vendita e distribuzione di videogiochi violenti. Ora, siamo tutti d'accordo che bisognerebbe tutelare i soggetti sensibili dall'esposizione a contenuti particolarmente "forti", ma non crede che una simile proposta assumerebbe i toni di una vera e propria censura preventiva? E in secondo luogo, non si potrebbe ricorrere - ammesso che si debba ricorrere - a misure di intervento meno drastiche, posto che in Europa esistono già sistemi di autoregolamentazione indipendente del mercato videoludico: penso ad esempio al Pan European Game Information, sulla cui efficacia peraltro si è espressa in maniera favorevole anche un commissario europeo, Viviane Reding? Grazie.

R: No, grazie della domanda, nel senso che ci ho pensato tanto... perché io ho una cultura non proibizionista e penso molto che le cose dipendono dai livelli di coscienza collettiva, sociale, individuale. Quindi... diciamo forse è l'unica volta che ho firmato una cosa proibizionista. Ma perché? Perché penso che la violenza sia veramente un portato assolutamente drammatico di questa nostra realtà... che naturalmente non dipende dai videogiochi, ma la violenza vera dipende dalla guerra, ad esempio... oppure dalla spirale terribile tra guerra e terrorismo che si è messa insieme... o... ho pensato... dico sì: ti preoccupi di videogiochi ma quando si vedono le guerre in televisione sembra un gioco pure quello e invece è drammaticamente reale. Però poi nella riflessione - che sono disposto anche a rifare insieme a voi perché nessuno mai pensa di avere la verità in tasca; ripeto: mi sono interrogato molto... questa banalizzazione della violenza penso che invece vada combattuta un po' ovunque e credo... io sono contro i tabù, ma questa sorta di tabù laico rispetto alla violenza penso che possa essere invece diciamo un tabù positivo. Lo dico anche perché per la mia parte politica sono approdato a un'idea invece di non violenza. Ho pensato che proprio la storia ci insegna che dalla violenza non nasce quasi mai, diciamo mai cose positive; certo, ci sono dei momenti in cui è stata necessaria, penso alla Resistenza in Italia. Però penso che se noi potessimo fare a meno sempre della violenza sarebbe meglio. L'ho pensato soprattutto adesso che questa violenza viene fatta proprio dagli stati addirittura con teorie incredibili come quella della guerra umanitaria o della guerra preventiva... son due cose che proprio... guerra e umanità credo che non vadano molto d'accordo... portare la civiltà attraverso la guerra ecco.. diciamo ecco... l'ho presa un po' larga per arrivare ai videogiochi, ma siccome dovevo decidere se firmare o no ho detto vabbé: questo tabù mi pare un tabù civile che si possa costruire. E poi avevo letto che insomma giravano un po' di videogiochi, con i codici o senza codici, francamente un po' terribili... e quindi ecco, forse era l'unica... una delle cose che non bisogna mai banalizzare. Però non pretendo di convincervi, anzi mi fa molto riflettere la domanda che mi avete fatto ed è giusto criticare sempre i gesti di... anche di proibizionismo perché... appunto... forse in realtà bisognerebbe avere soprattutto dei meccanismi condivisi dal livello della società civile. Mi son permesso di farlo, è criticabile. (On. Roberto Musacchio, 16/03/2007)

Grazie per l'attenzione e scusa per la lunga missiva.
Con stima,"

Sergio Zanotti


Devi essere registrato per inserire delle tags
Commenti disabilitati