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13 11 2006

Articolo: Panorama e i videogiochi

di Matteo Bittanti
441.jpg La storia di copertina del settimanale Panorama del 10 novembre 2006 e' dedicata ai videogame. L'articolo, intitolato "Viaggio tra gli orrori del divertimento elettronico" a cura di Guido Castellano, contiene una serie di critiche feroci all'industria dei videogame. L'autore dell'articolo denunciano Rule of Rose, un survival horror per PlayStation 2 distribuito in Europa da 505 Entertainment (in Italia, da Halifax). L'articolo e' stato ripreso in un servizio trasmesso dal telegiornale di Canale 5 e di Rete 4, che sposa, senza prendersi la briga di verificare, le tesi espresse dal giornalista.

Le reazioni della comunita' videoludica non si sono fatte attendere. Numerosi addetti ai lavori e videogiocatori hanno pubblicamente manifestato il loro disappunto per la superficialita' con cui il giornalista ha trattato l'argomento. Andrea Persegati, presidente dell'AESVI (Associazione Editori Software Videoludica Italiana), ha dichiarato: "Sono rammaricato per i ripetuti attacchi pretestuosi, generici e immotivati di cui è oggetto l'industria videoludica da parte dei media italiani. Le critiche rivolte a un singolo prodotto non possono diventare il pretesto per screditare un intero comparto economico che, al contrario, si è caratterizzato in questi ultimi anni per una sempre maggiore attenzione alla qualità dei prodotti immessi nel mercato." (Leggi la lettera completa).

Diego Malara, giornalista del gruppo editoriale Play Press, ha lamentato la parzialita' dell'articolo nel forum del magazine Panorama. Scrive Malara:

"Parliamo di videgiochi, ma facciamolo in modo diverso da come accade questa settimana sulle pagine (e soprattutto sulla copertina...) di Panorama: qui purtroppo lo si fa in modo superficiale, con un articolo che indugia morbosamente sul "dark side" dell'industria videoludica senza considerare che i giochi violenti o semplicemente "maturi" rappresentano solo la minima parte di un mercato florido di idee e produzioni come nessun altro. Faccio il giornalista, dirigo una tra le tante riviste italiane specializzate nel settore e considero una missione personale lo sdoganamento del videogioco come medium. Articoli come quello di Castellano forniscono un'immagine distorta, ma soprattutto forniscono dati troppo parziali". (Diego Malara)

Vincenzo Beretta, giornalista del gruppo Future Italy, non nasconde il suo disappunto per la superficialita' con cui Panorama ha trattato l'argomento:

"Purtroppo e' una cartina tornasole che da' riscontro molto lugubre. Il TG5 si e' appropriato della notizia, e cosi' pure Emilio Fede. "Abbiamo voluto avvisare in questo modo i genitori del genere di giochi che finiscono nelle mani dei loro figli" si e' difeso un tale nel TG di Fede, insultando in un sol colpo tutti quei genitori che dei loro figli, della loro educazione e dei loro hobby si occupano eccome. "Il gioco puo' essere facilmente reperito su internet o al mercato clandestino!" ci ha allarmato una cronista nello stesso servizio, omettendo di ricordare che per gli stessi canali chiunque puo' ottenere non solo anche l'ultimo film VM 18 di Tinto Brass, ma perfino tutti quelli prima - ed e' ancora il meno [...] Forse l'elemento davvero rinfrancante e' stato il riscontro che si e' avuto su alcuni forum degli appassionati di videogiochi. Paradossalmente, sono stati piu' coloro delle fasce demografiche medie a reagire con indignazione. Tra i piu' giovani l'atteggiamento piu' comune e' stato: "Ma voi date ancora retta alla TV e ai newsmagazine? Sfido poi che ve la prendete!" Forse le nuove generazioni hanno gia' in loro il vaccino verso il qualunquismo. Di certo le nuove generazioni faranno riferimento a altro per la loro informazione. " (Vincenzo Beretta)

Beretta ha perfettamente ragione. Nell'era della cultura della partecipazione, clamorosi passi falsi come quello di Panorama vengono immediatamente sconfessati dall'intelligenza collettiva della rete. I tempi bui, pre-internet, in cui psicologi da talk show e giornalisti in cerca di facili scoop potevano permettersi di condannare i videogiochi, suggerendo collegamenti demenziali (c'e' chi ha affermato che le "stragi del sabato sera" e "i sassi del cavalcavia" fossero stati istigati dai videogame), sono fortunatamente finiti. A fronte di un giornalismo che privilegia l'attacco frontale, il sensazionalismo e il qualunquismo, la comunita' dei giocatori risponde con gli strumenti a sua disposizione (email, forum, articoli, blog, articoli, studi), segnalando le innumerevoli imprecisioni (*), le affermazioni pretestuali, le condanne immotivate.

I giocatori, in altre parole, svolgono il lavoro dei giornalisti: stimolano la riflessione e invitano all'analisi. Si consideri, per esempio, l'intervento di un lettore del forum di Panorama, Enrico Craboni, sottolinea la lunga sequela di errori del giornalista di Panorama:

"Complimenti all'autore dell'articolo su Rule of Rose e in generale sui videogame. Davvero, cose del genere non si leggevano da anni. In primo luogo perché è un'esclusiva, e come tutte le esclusive va giustamente sbandierata. Peccato che XL e Repubblica.it ne avessero già parlato di Rule of Rose e che sul Domenicale del Sole 24 Ore sia apparsa una pagina intera dedicata a questo gioco sei mesi fa. [...] Il mestiere del cronista non si inventa. E la prova fatta con il bambino mandato a comprare dei giochi consigliati ad un pubblico adulto è giornalismo allo stato puro. Chissà che succede se un dodicenne entra in una libreria e chiede di acquistare un romanzo di Miller o di Bukowski. Sono sicuro che Panorama se ne occuperà prima o poi." (Enrico Craboni)

Un altro lettore, anch'esso esperto di videogame, Lorenzo Bisinella, invita a riflettere sulla presunta pietra dello scandalo, Rule of Rose:

"Parliamo del messaggio che [Rule Of Rose] si offre di veicolare. E' una storia di violenze, una fantasia oscura, l'espressione e la "materializzazione" di una tematica che in Giappone (patria del gioco) in particolar modo è molto comune, ravvisabile facilmente in molti prodotti cinematografici o letterari. Ma al di là della sua contestualizzazione geografica, nessuno mi pare si permetta di scandalizzarsi per opere analoghe, nel campo del cinema o della letteratura. Un film di Scorsese, di Lynch, un libro di Ellroy, di King, sono tutti oggetto di lodi, molto più spesso che di critiche. E questo perché? Perché come è giusto che sia, non sono ritenuti prodotti per bambini. E a dirla tutta non vedo nemmeno Panorama che in copertina si permette di sparare a zero su Buona Domenica o dell'Isola Dei Famosi, che sono invece esempi di pessimo utilizzo del mezzo (usato per intrattenere, violentando al contempo tematiche importanti), anzi spesso si tende a cavalcare l'onda in nome del dio Denaro/Audience/Copie Stampate." (Lorenzo Bisinella)

L'intervento di Bisinella mette in luce un aspetto importante della questione: il fatto che l'attacco al videogioco sia partito da una testata che e' diretta emanazione di una precisa logica mediale - televisiva - nella sua declinazione piu' espressamente commerciale. La televisione, com'e' noto, sta uscendo sconfitta nella battaglia con i nuovi media - videogame in primis - e la ferocia con cui Mediaset - in tutte le sue manifestazioni - si scaglia contro il gioco elettronico sollecita qualche riflessione sulle vere ragioni della querelle.

Questo episodio ha visto confrontarsi due paradigmi mediali antitetici - due modi divergenti di intendere la cultura e l'informazione: da una parte il sistema tradizionale dei media che utilizza strumenti di tipo push (televisione, stampa) per condannare dei fenomeni senza accettare alcun contraddittorio, verifica o contro-analisi. Un sistema autocratico, feudale, dogmatico, che concentra enormi poteri di persuasione in poche mani.

Dall'altra, la rete, ovvero migliaia di utenti capaci di smascherare, in tempo reale, menzogne, falsita' e attacchi tendenziosi. Malara, Beretta, Bisinella e centinaia di altri appassionati di videogame hanno rivelato che il re e' nudo e che il giornalismo espresso da Panorama e dal telegiornale di Canale 5 e Rete 4 e' approssimativo, infondato, pretestuoso. Il problema riguarda i milioni di utenti italiani che non hanno accesso ai new media, ma si limitano a costruirsi una propria visione del mondo sui modelli interpretativi offerti da Mediaset. Una prospettiva disarmante.

Inutile dire che gli unici ad avvantaggiarsi dell'infelice episodio sono i distributori del gioco, Digital Bros, che beneficiano dell'enorme polverone pubblicitario che si e' venuto a creare attorno a un prodotto che altrimenti sarebbe passato del tutto inosservato. Tra l'altro, il fatto che la polemica sia scoppiata alla vigilia della commercializzazione di Rule of Rose e' davvero curioso... Sarebbe interessante conoscere la genesi dell'articolo. Peccato che il giornalismo investigativo sia ormai stato rimpiazzato dal giornalismo censorio. In altre parole: non aspettatevi risposte da Panorama. UPDATE: Ivan Fulco ha svelato il segreto di Pulcinella: si e' trattata di un'operazione sensazionalistica costruita a tavolino.

Conclusione: questo episodio attesta che lo status quo e' preoccupante. Il giornalismo, da parte sua, ne esce profondamente danneggiato. La conclusione di Guido Castellano - "Come in tutte le cose si può dire tutto e il contrario di tutto" - e' mortificante e avvilente.


Link: "Viaggio tra gli orrori del divertimento elettronico" a cura di Guido Castellano, Panorama

Link: Per approfondire: la discussione in corso su Forumeye.it

Link: Per approfondire: la discussione in corso sul forum di The First Place

Link: Per approfondire: la discussione in corso sul forum di Panorama (clicca su 'Lettere a Panorama')

Link: Rule of Rose

(*) Qualche esempio:

Castellano scrive che Steven Johnson e' uno scienziato: in realta' e' un giornalista.

Castellano scrive che Rule of Rose e' un esempio di "un nuovo stile horror". In realta', il genere del survival horror ha almeno dieci anni alle spalle. Per approfondire.

Castellano confonde il saggio di Craig Anderson, "An update to the effects of playing violent videogames" pubblicato sul Journal of Adolescence con un libro. Per altro, avevamo gia' parlato di questo controverso saggio su videoludica.

La lista degli errori e' lunga: consigliamo gli interessati a leggere gli interventi dei lettori nei vari forum. Sollecitiamo inoltre gli appassionati a esprimere il loro giudizio inviando una lettera a Panorama. Un esempio e' disponibile qui.


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