Registrati | Password dimenticata
A/A/A
Invia a un amico Stampa screen
Rss
04 12 2007

Articolo: Il giornalismo videoludico e' malato (2 di 2) - aggiornato

di Matteo Bittanti
803.gif
Galleria
"Non pretendere di farmi la predica affermando che il cliente e' il lettore - il vero cliente e' quello che ti paga lo stipendio, e chi ti paga lo stipendio e' l'industria dei videogiochi" (Trip Hawkins, presidente di 3DO e fondatore di Electronic Arts, in un email inviato alla redazione della rivista americana GamePro)

"Everybody talking to their pockets
Everybody wants a box of chocolates
And a long stem rose
Everybody knows
"
(Leonard Cohen, "Everybody Knows")

Come abbiamo sottolineato pochi giorni fa, il "caso Gerstmann" ha contribuito a danneggiare ulteriormente la credibilita' della critica videoludica, portando in primo piano la fitta rete di collusione tra i publisher e i giornalisti del settore. In questo senso, condividiamo perfettamente la posizione di Ben Kuchera, che in un brillante articolo pubblicato il 3 dicembre scorso su Ars Technica afferma che questo episodio esemplifica in modo emblematico una tendenza che sta diventando insostenibile.

"Che gli inserzionisti mettano sotto pressione siti e riviste e' un dato di fatto ben noto. Le varie compagnie investono tempo e denaro per tentare di strappare i punteggi piu' alti per i loro prodotti. Tu giornalista vuoi un'esclusiva? Allora devi trattare il gioco con i guanti nella recensione, grazie mille. Vuoi una campagna pubblicitaria sul tuo sito? Bene, allora sarebbe il caso che nella tua anteprima descrivessi il gioco in modo entusiastico. [...] E' facile farsi dei nemici [in ambito videoludico] e dato che gli addetti alle pubbliche relazioni cambiano a cadenza mensile o quasi, e' difficile sapere chi ce l'ha con chi. Se dai fastidio a un publisher o al pierre sbagliato, considerati fuori dal giro: niente informazioni, interviste e nemmeno inviti a eventi ludici per mesi a venire. Per tutti quei siti che abbisognano di informazioni fresche, esclusive, si tratta del bacio della morte. Anche senza interrompere il flusso di introiti pubblicitari dalla sera alla mattina, i publisher sanno benissimo come danneggiarti" (Ben Kuchera, Ars Technica, link)

Analogamente, in un illuminante articolo pubblicato lo scorso giugno sul prestigioso sito della International Game Developers Association (IGDA), l'Associazione Internazionale degli Sviluppatori di Videogame, Matthew Sakey ha descritto la propria esperienza con un publisher:

"Dopo aver assegnato un punteggio negativo a un videogame, un editore americano mi ha scritto chiedendomi di modificare il mio giudizio. Perche'?Semplice: il mio punteggio era piu' basso di quello dato da altri, il che li ha intristiti. E, ovviamente, perche' la versione americana di prossima uscita avrebbe beneficiato di una patch. "Un voto pari a 40% ci affossa", si e' lamentato il publisher. "In cambio di questo favore, ti metteremo in cima alla lista dei giornalisti a cui invieremo una copia dei nostri prossimi giochi da recensire". Ho educatamente rifiutato la proposta, pur segretamente arrossendo con piacere diabolico all'idea che qualcuno abbia potuto ritenere che la mia minuscola recensione rischiava di "affossare" il lancio di un gioco. [...]

Quando e' diventato chiaro che non avrei modificato il mio punteggio, il tono dei messaggi e' cambiato ed il publisher e' rapidamente passato dalle suppliche alle minacce. In particolare - con un'evoluzione che ricorda i livelli della sofferenza identificati dal modello di Kubler-Ross (rabbia, diniego, etc.), la corrispondenza epistolare e' proceduta per stadi:

- Suppliche
- Tentativi di corruzione
- Caratteri cubitali
- Accusa di pirateria
- Minacce di azioni legali

[...] Il vero problema sta proprio qui. Il giornalismo videoludico ha fatto dei passi in avanti ed e' indubbiamente maturato, ma non potra' mai ottenere una solida reputazione se permane anche solo il sospetto che le corporation possano controllare l'informazione attraverso l'intimidazione" (Matthew Sakey, "Culture Clash", giugno 2007, IGDA, link).

Episodi come questi, ma anche scandali, controversie, ricatti e tentativi di corruzione stanno conoscendo un'inedita visibilita' grazie a internet, e ai blog e ai forum in particolare. La comunicazione orizzontale sta mettendo in crisi modelli comunicativi e forme censorie che funzionavano perfettamente nell'era dell'informazione verticale. Si consideri, per esempio, il post intitolato" Disaster Ubisoft with a Vengeance: Give Assassin's Creed Amazing Reviews or Die Hard" apparso il 15 novembre 2007 sul blog della ormai leggendaria Surfer Girl Reviews Star Wars, la "gola profonda" dell'industria videoludica - un post che prefigura il bailamme del "caso Gerstmann"...

"Da un email ricevuto oggi:

Ecco come Ubisoft gestisce le critiche:

Un certo sito videoludico britannico aveva elogiato Assassin's Creed dal primo giorno che e' stato annunciato. Pubblica anteprime, interviste, insomma genera un sacco di hype per il gioco. Ma quando [i giornalisti] giocano alla versione finale, finalmente si rendono conto che il titolo non e' poi cosi' fantastico, e gli assegnano un punteggio di 7 su 10. Ma invece di accogliere le critiche sugli errori commessi durante lo sviluppo del gioco, Ubisoft si e' infuriata, ha ritirato tutta la pubblicita' dal sito e ha annullato tutte le prenotazioni (parliamo di cifre a cinque zeri) a tempo indeterminato. Anche una prevista intervista con Jade Raymond e' stata annullata. Secondo Ubisoft, tutto questo si sarebbe potuto evitare se il sito gli avesse assegnato un otto invece di un sette, anche senza modificare una virgola del testo.

Mi chiedo che punteggio verra' assegnato [dal sito in questione] al prossimo titolo Ubisoft" (dal blog Surfer Girl Reviews Star Wars, link)

Preso atto che la situazione e' grave e mortificante per l'industria come per il giornalismo, sorge spontaneo domandarsi se esistano via d'uscita. La risposta e' affermativa, ma le clausole sono numerose.

Per cominciare, sarebbe opportuno che le testate videoludiche rifiutassero gli investimenti pubblicitari dei publisher al fine di mantenere una propria indipendenza e una propria integrita'. Con quale spirito. credibilita' e autonomia i giornalisti oggi recensiscono i prodotti dei loro "datori di lavoro"?

Sarebbe utile rifiutare i ricatti dei press tour/eventi esclusivi - "ti pago aereo, albergo, cena, club e tu parli bene del mio gioco, gli dai la copertina e magari eviti di menzionare che i livelli avanzati sono pieni di bug" - nonche' situazioni paradossali e fastidiose per cui gli addetti alle pubbliche relazioni dei publisher svolgono contemporaneamente il ruolo di giornalisti.

Auspichiamo, inoltre, la rinuncia al sistema di valutazione dei videogame basato su cifre. In questo modo, la stampa specializzata potrebbe fare un salto di qualita' e uscire dal ghetto della "guida all'acquisto", il grado (sotto)zero del giornalismo.

Ovviamente, ben poche riviste - online o cartacee - sarebbero disposte a rinunciare ai numerosi privilegi di cui godono attualmente - ma cosi' facendo il danno continua. La triste verita' e' che il giornalismo videoludico e' cosi' compromesso che - nell'attuale scenario - non sembrano esserci vie d'uscita praticabili (a questo proposito, cfr. anche le riflessioni sullo status quo pubblicate sul sito Game Stooge).

Lo conferma il fatto che a ben quattro giorni distanza dallo "scandalo", GameSpot abbia rilasciato una comunicazione ufficiale in merito al licenziamento del giornalista, negando apertamente pressioni da parte dell'inserzionista pubblicitario (Eidos) e sottolineando che il timing dell'allontamento e' del tutto casuale...

"Neither CNET Networks nor GameSpot has ever allowed its advertising business to affect its editorial content," said Greg Brannan, CNET Networks Entertainment's vice president of programming. "The accusations in the media that it has done so are unsubstantiated and untrue. Jeff's departure stemmed from internal reasons unrelated to any buyer of advertising on GameSpot." ("Ne' CNET Networks ne' GameSpot hanno mai permesso ai propri inserzionisti commerciali di condizionare il proprio contenuto editoriale - ha affermato Greg Brannan, il vicepresidente dei programmi di CNET Networks Entertainment - "Le illazioni apparse sui media secondo le quali un simile condizionamento ha avuto luogo sono prive di fondamento e false. La dipartita di Jeff e' stata motivata da ragioni interne del tutto autonome dalle [pressioni degli] inserzionisti su GameSpot")

...Ma a quel punto il danno era gia' stato fatto e il brand stesso GameSpot appare oggi seriamente compromesso. Lo conferma la reazione furibonda degli utenti della rete che dopo aver letto la comunicazione hanno boicottato GameSpot con manovre che spaziano dal "tagging" selvaggio (vedi immagine) all'invito a disertare il sito. Difficile biasimarli...

Dopo tutto, GameSpot non ha mai fatto mistero di voler lavorare insieme ai publisher: come si legge cliccando sul link "Advertise with us" di GameSpot, il sito - che "si rivolge ed esercita il proprio appeal su una delle fasce d'eta' piu' appetibili, maschi dai 13 ai 34 anni" - promuove attivamente "forme innovative e significative di marketing intergrate a contenuti particolarmente ambiti". Il messaggio non potrebbe essere piu' chiaro.

Chiudiamo osservando che il "calvario" di Kane & Lynch non e' finito. L'ultimo guaio di Eidos riguarda alcune citazioni "illegittime" pubblicate sul sito ufficiale . Eidos non e' certo l'unica software house ad aver spacciato dei commenti tratti da anteprime per giudizi definitivi sulla versione finale del gioco ne' ad essersi inventata punteggi stratosferici (ancora una volta. l'ossessione per le cifre!), ma il timing questa volta gioca a suo sfavore. Sarebbe stato interessante sapere cosa ne pensano i creatori del gioco a questo proposito, ma Alessandra C. che li ha intervistati ieri a Torino, ha preferito graziarli.

Aggiornamenti

1. GameSpot ha pubblicato in data 5 dicembre 2007 un articolo in cui spiega in modo dettagliato la propria posizione sull'argomento. L'articolo - "Spot On: GameSpot on Gerstmann" - e' disponibile qui. E' stata inoltre ripubblicata sul sito la videorecensioine del giornalista, precedentemente eliminata.

2. Dopo la pubblicazione dei miei articoli, ho ricevuto numerose lettere da parte di giornalisti della stampa specializzata e generalista. I contributi sono equamente divisi tra coloro che esprimono solidarieta' nei confronti di Gerstmann e coloro che invece mi criticano per aver "sfondato una porta spalancata". Molti, inoltre, citano episodi di cui sono stati diretti testimoni (o vittime), episodi che spaziano dal comico al tragico. Tutti quanti, comunque, mi hanno chiesto esplicitamente di non pubblicare i loro commenti. Il che mi pare piuttosto significativo.

Ecco un esempio:

"A proposito del giornalismo videludico malato, ho vissuto qualcosa di simile all'esperienza di Gerstmann qualcosa come 4-5 anni fa. Lavoravo come freelance per un portale italiano che non nomino, e diedi un pessimo voto a The Partners, una simulazione tipo The Sims ma alquanto limitata e piena di bachi. Ricordo di aver scritto che "l'unico lato positivo è l'opzione uninstall". Il gioco era davvero pessimo.

Apriti cielo, mi venne richiesto di "correggere" la recensione perchè il publisher era uno dei principali sponsor del sito. Risposi che potevano correggerla loro, togliendo però il mio nome (modestamente mi ero fatto una certa reputazione). Tra una litigata e l'altro, scrissi una lettera aperta ricordando che avevo in precedenza dato un 9 ad un loro precedente prodotto che lo meritava ampiamente, e che avrei dato un altro 9 a qualsiasi altro gioco che l'avesse meritato. Inoltre, come recensore sentivo di avere degli obblighi nei confronti di chi avrebbe sborsato 20 euro per comprare un gioco e che meritava di avere le informazioni corrette per basare la propria scelta.

Inutile dire che troncai presto, di mia iniziativa, la collaborazione con il portale. Bene o male tutto il giornalismo è malato quando si tratta di sponsor (negli anni '70 le testate principali facevano passare sotto silenzio i danni provocati dal fumo perchè l'industria del tabacco era il principale sponsor pubblicitario per molte pubblicazioni) però ci sono gradi di infermità e personalmente preferisco trovarmi ad un livello che non richieda le gentili attenzioni del dottor House..." (lettera firmata)

3. In data 5 dicembre 2007, Eidos ha rimosso le "stellette" che accompagnavano i commenti dei recensori, ma ha lasciato le frasi tratte dalle anteprime. Intanto, il duro contraddittorio tra fans e admin continua imperterrito sul forum ufficiale Eidos. Colpiscono, in particolare, le risposte sprezzanti e sarcastiche degli admin, che evidentemente hanno poca esperienza nel gestire situazioni delicate. Ecco un esempio:

"I wish people would turn on their brains.

In the real world no company will ever fire someone who is considered an asset to the company over a single complaint. If someone complains about you (and neither I nor anybody but those 2 or 3 people involved know if anyone did or not in this case) and you get fired, you had it coming for a long time. So blaming anything else but that company's internal politics without proof of anything else is imprudent.

Everything else is conspiracy theories and mob mentality.

We are done here." (Un admin del forum ufficiale Eidos).

4. In data 5 dicembre, Gerstmann ha risposto a una serie di domande di Stephen Totilo, giornalista di MTV - oggi uno dei major player dell'industria videoludica (com'e' noto, MTV ha prodotto uno dei giochi dell'anno, Rock Band) e curatore del blog Multiplayer. Pubblico di seguito un estratto della sua risposta:

In originale:
"As for the future of game journalism, you asked if it's realistic for readers to expect a church and state separation between editorial and sales. Realistic or not, I think readers should demand that from a publication. Some people probably think that's a little old-fashioned or hopelessly idealistic, given the changing nature of advertising these days, but there you go.Honesty and transparency are also key"

In italiano
"Per quanto concerne il futuro del giornalismo videoludico, mi hai chiesto se i lettori possano realisticamente attendersi una separazione "stato e chiesa" tra la redazione e l'ufficio vendite. Realistico o meno, credo che i lettori debbano pretenderla dalla propria pubblicazione. Alcuni potrebbero pensare che si tratta di una mentalita' vecchia o inevitabilmente idealistica, considerando la natura cangiante della pubblicita', oggi, ma questa e' la mia posizione. Onesta' e trasparenza sono inoltre vitali".
(Jeff Gerstmann risponde a Stephen Totilo di MTV, Multiplayer Blog).

5. Il 5 dicembre, N'Gai Croal, giornalista di Newsweek e EDGE, ha pubblicato un brillante articolo intitolato "Now Who's Being Naive, Kay? Or, Reflections on the Fundamental Contempt In Which the Enthusiast Press Is Held By Publishers--And Its Own Employers" di cui riportiamo di seguito un passaggio saliente:

in originale:

"The reality is this: publishers generally hold the enthusiast press in utter contempt, and they have for a long time. This disdain began as scorn for the enthusiast media's roots in videogame fandom, rather than traditional journalism from "respectable" publications, but it has since metastasized into a veiled but nonetheless seething anger over the advent of the Internet and with it the rise of fan sites, forums and blogs over which publishers can exert little pressure, let alone control. The contempt emanating from the publishing community, by the way, is not limited to the enthusiast press. In our view, it extends to publicists, whom certain executives believe can and should be able to dictate the nature of their coverage and secure review scores of a certain magnitude. It even extends to their own developers, for whom Metacritic and Game Rankings scores can dangle as precipitously as the sword of Damocles, as if these executives were incapable of determining for themselves the quality of their games and taking action accordingly. This even though, ironically, said executives have little respect for any individual reviewer whose score, when aggregated with those of his fellows, makes up the rankings they employ so assiduously."

in italiano:

"La realta' e' questa: i publisher solitamente provano un profondo disprezzo per la stampa specializzata - questo sentimento non e' nuovo. Tale atteggiamento e' cominciato sotto forma di ridicolizzazione delle radici stesse della stampa specialistica, che affoinda le sue radici nel fandom e non nel giornalismo vero e proprio delle pubblicazioni "rispettabili". [Il disprezzo] si e' oggi metastatizzato in una velata ma veemente rabbia legata all'avvento di internet e all'ascesa dei siti dei fans, dei forum e dei blogs, nei confronti dei quali i publisher possono esercitare poca pressione e dunque controllo. Si noti inoltre che il disprezzo emanato dalla comunita' dei publisher non e' rivolto solo alla stampa specialistica. A nostro avviso, si estende anche ai pubblicisti che alcuni dirigenti si ritengono in diritto di manipolare per assicurarsi un coverage e giudizi di una certa levatura. [Il disprezzo] accomuna persino gli stessi sviluppatori, per i quali i punteggi medi di MetaCritic e GameRankings possono rappresentare delle vere e proprie spade di Damocle, come se i dirigenti fossero incapaci di determinare da soli la qualita' dei giochi e agire di conseguenza. Questo avviene anche se, ironicamente, i suddetti dirigenti hanno scarso rispetto per il singolo recensore, il cui punteggio - una volta aggregato a quello dei colleghi - va a formare i punteggi che essi utilizzano in modo assiduo"
(N'Gai Croal, Level Up, link - ringrazio Roberto per la segnalazione).

Condivido la lettura di N'Gai, per quanto vorrei ricordare che la pressione e l'interferenza dei reparti marketing nei blog e forum e' ben nota, cosi' come nei commenti/recensioni che appaiono sui siti di e-commerce. In questi casi, la manipolazione e' meno lapalissiana rispetto alla stampa specializzata e forse meno efficace - se non altro perche' e' relativamente piu' facile smascherare gli "impostori" - ma c'e' ed e' destinata a crescere ulteriormente per via della crescente diffusione di internet e della crisi perdurante delle riviste cartacee.


Link: Il giornalismo videoludico e' malato (1 di 2)

Link: Riviste di videogiochi: game over?

Link: Gameshit, la parodia del giornalismo videoludico di Cristiano Bonora - terzo episodio

Link: La Stampa sul caso Gerstmann

Commenti

"A me pare che, nonostante l'ondata di voci che si sono levate direttamente dal pubblico, un po' tutto l'ambiente editoriale e industriale dei vdg creda che gli utenti siano del lobotomizzati. anch'io leggo le recensioni, ma se voglio avere un parere personale per decidere se comperare per 50euro un nuovo gioco, provo la demo (anche se so che mi darà solo un'idea di) e mi leggo più di una recensione così da spaziare su più opinioni e trarne una qualche idea obiettiva. ho sempre azzeccato e vista la mia tirchieria posso ritenermi soddisfatta.

Quanto ai voti credo che siano espressi come i voti a scuola, una specie di "giudizio semplificato" più o meno credibile (più meno che più), ma purtroppo constato che l'accanimento sulla validità del voto è uno dei temi più gettonati proprio tra i gamer e questo preoccupa, perché allora forse è vero che parte degli utenti sono dei lobotomizzati (litigare per un 6 o un 7 per pagine e pagine di forum, roba da paranoici). Anche leggendo l'articolo "La Playstation Generation e i nuovi spartani" mi vien da chiedere per quale motivo c'è così poca capacità di discernimento tra gli utenti...

Non trovo la risposta e continuerò a chiedermi il perché se da una parte si dà fiducia al giocatore dall'altra lo si tratta come un idiota e viceversa del perchè se da una parte il giocatore sa imporre il suo pensiero dall'altra si lascia abbindolare così facilmente. " (Ayana Sato)

saluti
Ayana


Devi essere registrato per inserire delle tags
Commenti disabilitati