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02 12 2007

Articolo: Il giornalismo videoludico e' malato (1 di 2)

di Matteo Bittanti
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Innanzitutto, i fatti.

Poco dopo aver firmato la recensione di Kane & Lynch, il trentaduenne Editorial Director del popolare sito Gamespot, Jeff Gerstmann viene licenziato dalla direzione (cNET).
La voce di corridoio - che diventa "notizia" dopo la conferma ufficiale dello stesso Gerstmann - viene immediatamente ripresa dai principali blog di informazione videoludica statunitensi - Kotaku, Joystiq e, a seguire, da centinaia di altri siti.

Il giornalista non ha comunicato le motivazioni del licenziamento: per ragioni legali, ha preferito evitare comunicazioni pubbliche, come ha rivelato - via Facebook (!) - a Paul Boutin, contributor del popolare bollettino della Silicon Valley, Valley Vag, ma ha tuttavia confermato a Joystiq di essere stato effettivamente allontanato da GameSpot.

Ora, il fatto che...

a) ...Jeff Gerstmann abbia apertamente criticato Kane & Lynch su GameSpot, assegnandogli un punteggio di 6.0 su 10;

b) ...Eidos abbia investito massicciamente su GameSpot predisponendo una serie di banner a tema prima della pubblicazione del pezzo;

c) ...dopo la pubblicazione dell'articolo e del successivo licenziamento, Gamespot abbia rimosso la videorecensione di Gerstmann e Eidos abbia ri-direzionato il link dei banner da GameSpot al sito ufficiale (La videorecensione, per la cronaca, e' visibile su YouTube)...

...ha spinto centinaia di lettori e giornalisti a ipotizzare una possibile correlazione tra i vari eventi.

Per esempio, Kieron Gillen, autorevole giornalista di Eurogamer, in un intrigante commento pubblicato sull'ottimo blog Rock Paper Shotgun ha scritto quanto segue:

"Basandomi sulla mia esperienza nel settore del giornalismo videoludico, posso ipotizzare che le cose siano andate cosi':

La recensione viene pubblicata.

Il PR o qualcuno che svolge una funzione simile chiama al telefono i responsabili del sito e da' fuori di matto. Di brutto. Si tratta di una reazione del tutto prevedibile. Quando un gioco di grosso calibro viene criticato in una recensione, il PR deve per forza di cose prendere in mano il telefono ed esigere delle spiegazioni. E' quanto si aspettano i loro superiori. I migliori PR e caporedattori sanno che questo fa parte del gioco, ognuno interpreta la sua parte e il gioco continua. Il problema, in quanto caso, e' che il superiore di Greg, chiunque sia, non e' un buon caporedattore o manager. Si tratta chiaramente di qualcuno che ha preso sul serio le minacce [del PR Eidos, ndt] invece di ritenere che la cosa si sarebbe sgonfiata dopo l'uscita del gioco successivo. Preso dal panico, chiama il giornalista a rapporto e lo licenzia in tronco. Ora, questa e' l'ultima cosa che un PR con un minimo di esperienza si aspetterebbe. Scommetto che i responsabili di Eidos sono rimasti sorpresi del licenziamento come tutti noi - anzi, non solo sorpresi, ma terrorizzati, dato che un licenziamento causato da un punteggio assegnato a un gioco e' la peggiore forma di pubblicita' che potrebbero ricevere se la notizia venisse diffusa (e, ovviamente, nell'era di internet questo genere di notizie riceve immediata visibilita'). Il risultato: caos su internet.

Non escluderei che il prossimo a saltare sara' il responsabile del licenziamento di Jeff. (La seconda possibilita' e' che qualcuno che sta al di sopra del team redazionale si sia preoccupato per le lamentele di Eidos a livello dei publisher e abbia dettato nuove direttive al team redazionale. Qualcuno ha puntato i piedi invece di spiegare ai superiori perche' la nuova politica non avrebbe funzionato [ed e' stato allontanato, ndt]).

Questo episodio, per quello che posso immaginare, e' il frutto di una semplice e insieme spettacolare crisi di nervi" (Kieron Gellen, traduzione in italiano del sottoscritto)

In altre parole, Gillen in modo equilibrato e pacato, suggerisce alcuni possibili scenari sulla base della propria esperienza di giornalista. Gillen e' un insider e il suo giudizio e' indubbiamente pregnante.

Nel frattempo, il popolo della rete risponde in modo fortemente critico - se non addirittura rabbioso anche alla luce del fatto che in un primo momento la notizia non era stata confermata - manifestando il proprio disgusto nei confronti di Gamespot (e, per la transitiva: Eidos) su blog e forum dedicati all'informazione videoludica. Numerosi utenti scrivono messaggi indignati anche nel forum del publisher.

L'admin di Eidos reagisce con una manovra repressiva e censoria, rimuovendo immediatamente tutti i messaggi critici. Ogni successivo post viene bloccato alla fonte (vedi immagine allegata). Prevedibilmente, questa reazione infiamma ulteriormente gli utenti, che sfruttano altri spazi per esprimere il loro disappunto. Per esempio, il popolare Forumpolis nel giro di poche ore si riempie di messaggi di questo tipo:

- "Despicable. Truly repugnant. Game journalism is already a joke, but this is beyond low." (Scandaloso. Davvero ripugnante. Il giornalismo videoludico e' una barzelletta, ma questo e' peggio del solito)

- "I don't even know who Gertsmann is but that's pretty fucking disgusting." (Non so nemmeno chi sia Gertsmann, ma questo e' fottutamente disgustoso)

- "You could probably trust anybody who is not working for a corporation that makes its money promoting games." (Potreste fidarvi di qualcuno che non lavori per una corporation che ottiene i propri guadagni dalla promozione dei giochi)

"Considering that there are a significant number of PR firms that pay people to directly promote games on forums and in blog comments (let alone blogs themselves), I wouldn't even trust that too much." (considerando che ci sono parecchie agenzie di PR che pagano la gente per promuovere direttamente i giochi sui forum e sui commenti dei blog (per tacere dei blog stessi) non mi fiderei nemmeno di quello - il quello si riferisce ai commenti di altro un blogger nel forum, ndt)

Altri commenti interessanti apparsi a latere di un articolo pubblicato il 30 novembre sul blog di Wired, Qualche esempio:

- "I find it disgusting how hype machines are destroying the hobby. Lair, Heavenly Sword, Kane and Lynch, I could go on forever about games in the last year which are not even close to the hype, many of which are barely even playable by last generation's standards. The whole thing makes me sick to my stomach, and I'm ashamed to be associated with video games as an artform". ("Trovo disgustoso che le macchine dell'hype stiano distruggendo questo hobby. Lair, Heavenly Sword, Kane and Lynch... Potrei andare avanti per ore citando giochi che non sono nemmeno frutto dell'hype e che sono appena giocabili sulla base degli standard della generazione passata. Questa cosa mi fa venire il voltastomaco. Mi vergogno di avere a che fare con il videogame come forma d'arte").

- "This is common in every industry -- publications make money from advertising and are beholden to them. The editorial department is run by the marketing department. Every hobby that I partake in has the same issue in its trade pubs -- there are ubiquitous "what a review really means" for all industries that you can use to determine what is really being said. In other words: if you can trust a review in an industry publication, you're lucky." ("Questa e' del tutto comune in ogni comparto industriale - le riviste fatturano grazie alla pubblicita' e dipendono quindi dagli inserzionisti. Le redazioni delle riviste prendono ordini dal reparto marketing. Ogni hobby che pratico e' afflitto dagli stessi problemi per quanto concerne le riviste commerciali - ci sono modi per decifrare "quello che una recensione dice davvero per ogni rivista commerciale - in altre parole, se puoi fidarti di una recensione pubblicata da una testata commerciale, puoi ritenerti fortunato").

Gli utenti hanno inoltre subissato GameSpot di recensioni critiche e punteggi minimi relativi a Kane & Lynch, al che i moderatori hanno risposto disabilitando l'opzione dei giudizi e rimpiazzandola con un commento (in)volontariamente sarcastico: "Kane & Lynch User Reviews Are Currently Disabled. Thank you for your efforts to contribute to the gaming community. Ratings for Kane & Lynch are currently not being accepted for display on GameSpot.com", ingaggiando de facto una furiosa battaglia con i fans, una battaglia che Gamespot poteva solo perdere e che infatti ha perso in modo catastrofico.

In sintesi, quello che si evince dalle centinaia di messaggi pubblicati nei forum e nei blog e' che:

a) il giornalismo videoludico gode di una scarsa credibilita' tra gli utenti;

b) una delle ragioni per cui esso gode di una pessima reputazione e' riconducibile allo stretto connubio con l'industria videoludica stessa;

c) infatti i publisher de facto finanziano i giornalisti attraverso la pubblicita' - ergo, solo un ingenuo potrebbe ritenere che i recensori possano mantenere una forma di neutralita' e oggettivita quando esaminano i giochi prodotti da chi paga il loro stipendio.

(A questo proposito, i messaggi pubblicati su NeoGAF sono ancora piu' espliciti).

Intanto, Penny Arcade, il webcomics piu' popolare della rete dedica al caso una vignetta che fa rapidamente il giro del mondo. Nella striscia, che riportiamo qui a fianco courtesy of Penny Arcade, il recensore in oggetto viene direttamente redarguito dal un personaggio in giacca e cravatta. Quest'ultimo gli rammenta, qualora non lo avesse notato, la massiccia presenza di pubblicita' dedicata al gioco sul sito. Difficile non cogliere il senso del messaggio...

Per chi non lo sapesse, Penny Arcade non e' un semplice fumetto online: e' l'espressione dell'ideologia ludica di una parte dei fans - gli hard-core gamers disillusi, cinici e critici nei confronti dell'industria (per quanto i due creatori del fumetto collaborino attivamente con l'industria stessa, come e' stato perfettamente illustrato in uno splendido articolo recentemente pubblicato da Wired - detto altrimenti, Penny Arcade e' un'industria a tutto tondo - ma a differenza di quella ufficiale, e' un'industria che gode del rispetto dei fans). In ogni caso , la veemente reazione dei fans di Penny Arcade e' alquanto indicativa.

Nel summenzionato articolo sul blog di Wired, Susan Arendt riporta i commenti di una responsabile di GameSpot che difenda a spade tratta l'integrita' dell'azienda e nega ogni possibile illazione:

"GameSpot takes its editorial integrity extremely seriously. For over a decade, GameSpot and the many members of its editorial teal have produced thousands of unbiased reviews that have been a valuable resource for the gaming community. At CNET Networks, we stand behind the editorial content that our teams produce on a daily basis." (cNET/GameSpot via GamesIndustry) ("Per GameSpot, l'integrita' editoriale e' una questione estremamente importante. Per oltre una decade, GameSpot e i numerosi membri del suo team editoriale hanno prodotto migliaia di recensioni imparziali che sono diventate una risorsa preziosa per la comunita' videoludica. CNET Networks garantisce il contenuto editoriale che i nostri team producono su base quotidiana"

Allo stesso tempo, la rapidita' con la quale Gamespot ha rimosso la videorecensione critica di Gerstmann appare quantomeno sospetta. Eidos, da parte sua, ha rinunciato ad esprimere un giudizio sulla vicenda, trincerandosi dietro un "no comment".

L'episodio presenta tuttavia altri aspetti interessanti: alcuni utenti hanno avanzato l'ipotesi che Gerstmann abbia recensito Kane & Lynch in modo superficiale e frettoloso. Nella fattispecie, e' stato sottolineato - prima ancora del licenziamento - che la Gamertag del giornalista mostrava un livello di completamento minimo (leggi: un solo livello).

Non e' la prima volta che un giornalista viene accusato di superficialita': lo scorso ottobre, Jeff Minter aveva tuonato contro il recensore della rivista ufficiale Xbox, reo di aver assegnato un punteggio di 2 su 10 al suo ultimo gioco, Space Giraffe senza prestare la dovuta attenzione. Consultando la Gamertag del giornalista, Minter aveva concluso che il recensore aveva dedicato ben poco tempo allo sparatutto psichedelico, criticandolo duramente dopo aver fruito un numero ridotto di livelli.

L'inedita trasparenza delle dinamiche di consumo videoludico resa possible dall'infrastruttura di Xbox Live solleva interessanti questioni in merito alle modalita' e alla legittimita' delle valutazione dei recensori "professionisti" in quanto consente di verificare in modo relativamente semplice il tempo investito da un giocatore con un determinato gioco.

Si noti che la trasparenza e la possibilita' di "verifica" sono in parte illusorie, dato che il medesimo utente puo' detenere differenti gamertag in quanto possiede piu' di un Xbox 360, oppure recensisce il gioco su network intranet (come PartnerNet, spesso usato da molti giornalisti e da sviluppatori statunitensi) oppure ancora non utilizza deliberatamente la propria Gamertag "ufficiale". Si potrebbero inoltre sollevare dubbi in merito alla correlazione tra il tempo speso e la validita' del giudizio. Detto altrimenti: se un gioco e' "bacato" oltre-misura, ha senso che un recensore investa comunque decine di ore per esaminarlo? La questione merita sicuramente un approfondimento.

In ogni caso, Xbox Live ha avvicinato come mai prima d'ora sviluppatori e recensori. Tale incontro si e' talvolta trasformato in scontro e l'accesso alle modalita' di fruizione ha generato qualche frizione.

Ora, a prescindere dal fatto che Gerstmann sia stato effettivamente licenziato da GameSpot per via delle critiche mosse a Kane & Lynch, l'episodio e' significativo perche' attesta ancora una volta la complessa rete di interessi conflittuali che mina - da anni - la credibilita' del giornalismo videoludico. Nella misura in cui l'esistenza stessa delle riviste specializzate - cartacee e online - dipende in larga parte dai contributi economici dei publisher, sorge spontaneo interrogarsi sulla legittimita' dei giudizi assegnati dai recensori ai prodotti dei publisher stessi.

Un altro aspetto interessante e' che se fino a pochi anni fa la stampa specializzata monopolizzava l'informazione videoludica e ogni controversia veniva facilmente messa a tacere, consumata dietro le quinte e celata al grande pubblico, nell'era dei blog e della partecipazione massiva, la censura preventiva e il controllo a monte dei gatekeeper diventa problematico, se non impossibile.

Non a caso, negli ultimi tempi si sono moltiplicate le rivelazioni sulle pratiche tutt'altro che ortodosse dei reparti di pubbliche relazioni delle software house, dei distributori (il cui operato irresponsabile ha determinato, in alcuni casi) conseguenze dirompenti per l'industria nel suo complesso) e dei giornalisti della stampa specializzata, che si ritenevano invulnerabili. La facilita' con cui e' oggi possible accedere a questo tipo di indiscrezioni non accresce la credibilita' dell'informazione videoludica ne' tantomeno, le stampa specializzata - che, non a caso, non gode di ottima salute. Le vendite delle riviste di videogiochi, per lo meno negli Stati Uniti, sono in caduta libera.

Riassumendo:

a) L'industria videoludica nel suo complesso esce pesantemente danneggiata da questo episodio. A prescindere dal fatto che Eidos abbia esplicitamente fatto pressioni su CNET/GameSpot per "punire" Gertsmann, questa controversia porta nuovamente in primo piano la problematicita' dei due comparti e, in particolare, le prassi poco ortodosse di addetti alle pubbliche relazioni poco professionali.

b) Analogamente, il giornalismo videoludico ne esce pesantemente danneggiato. La reazione veemente degli utenti sui blog e sui forum attesta che la fiducia nei confronti della critica specializzata e' ai minimi storici, non tanto per una presunta incompetenza dei giornalisti, ma per le pressioni dei publisher, che de facto finanziano le riviste tradizionali come quelle online.

Ma c'e' un'altra questione, a mio avviso ben piu' preoccupante del conflitto di interessi. In un brillante articolo intitolato "Numerals, Game Reviews, And The Game Media" apparso pochi giorni fa sul blog GameSetWatch, Kevin Gifford porta in primo piano il vero nodo gordiano: l'ossessione della comunita' videoludica per i punteggi assegnati dai recensori ai titoli esaminati.

Nello specifico, Gifford ci ricorda che giocatori e publisher tendono ad attribuire un'importanza spropositata ai giudizi numerici assegnati dai giornalisti. Niente di nuovo: com'e' noto, e' dai primi anni ottanta che le riviste di videogame pretendono di esprimere in forma quantitativa - dunque matematica, ergo incontestabile - la qualita' intangibile di un videogame. Un'assurdita' di natura positivista che poteva avere un senso in una prima fase della storia del medium, ma che oggi appare del tutto ingiustificata, arcaica e dannosa.

Questa prassi - che attesta l'immaturita' profonda di una critica incapace di trattare il videogioco in modo "intelligente" - causa innumerevoli problemi. Nelle industrie culturali mature (esempio: cinema, musica o letteratura), una legittima stroncatura viene accolta - nella maggior parte dei casi - con intelligente rassegnazione da parte dei producer. Per esempio, una rivista come Rolling Stone puo' permettersi di scrivere che The Invasion e' un'autentica porcheria senza temere pesanti rappresaglie da parte del distributore. Ma se una rivista di videogame esprimesse dei giudizi analogamente espliciti per titoli particolarmente attesi, verrebbe immediatamente lapidata e ostracizzata dai publisher. Se una sufficienza - 6 su 10 - ha provocato un simile bailamme, non osiamo pensare come sarebbe successo se il punteggio assegnato dal giornalista fosse stato piu' severo.

Nell'intervento sopra citato, Gillen ritiene "normale" che gli addetti alle pubbliche relazioni si sentano in diritto di lamentarsi con i capo-redattori delle riviste quando un giornalista esprime dei giudizi non esattamente lusinghieri su uno dei loro prodotti. Dato che da anni i publisher coccolano i giornalisti, portandoli a spasso per il mondo per assistere alla presentazione esclusiva dei nuovi prodotti, pagando l'ingresso a locali esclusivi, drinks e cene annesse, l'idea che una testata possa permettersi di criticare un prodotto viene considerata fuori da ogni logica - "Come puoi, tu, giornalista ingrato, affibbiare un insolente "6 su 10" al mio gioco dopo che ti ho pagato un viaggio in prima classe a Las Vegas, nonche' ristorante, club e sauna?". Er...

Quando un recensore commette l'errore capitale di criticare un gioco dopo un press tour, viene generalmente inserito sulla lista nera delle "persone non grate". L'addetto alle pubbliche relazioni, dopo aver strizzato il caporedattore, viene a sua volta strizzato dal suo superiore. Due "passi falsi" e il PR salta. Del resto, I PR lavorano per grandi corporation quotate a Wall Street che operano in un mercato iper-competitivo. Alle corporation, come scrive Gifford, "non interessa minimamente il giudizio di Jeff Gertsmann o di quello di altri recensori. L'unica cosa che conta, per loro, e' la media di [link-http://www.metacritic.com]Metacritic" (il popolare sito che aggrega, raccoglie e quantifica i giudizi numerici delle principali testate videoludiche, ndt).

C'e' un altro aspetto da sottolineare: nella sua videorecensione Gertsmann contesta il fatto che nei dialoghi di Kane & Lynch il termine "fuck" ("cazzo") ricorre in modo spropositato. La critica, in altre parole, riguarda la componente retorica e non procedurale del testo: il giornalista denuncia la "pigrizia" intellettuale degli sceneggiatori. Molti hanno affermato che un simile commento e' fuori luogo, in quanto la "poverta'" dei dialoghi non dovrebbe incidere sul giudizio finale.

Ora, l'idea stessa che la recensione debba limitarsi all'analisi "tecnica" del prodotto in esame e che il recensore possa tutt'al piu' criticare i "bug" del codice attesta la profonda immaturita' degli addetti ai lavori - gli stessi che non sembrano cogliere gli aspetti sovversivi di un gioco come Blacksite: Area 51.

La "critica" videoludica "ufficiale" e' profondamente malata: lo e' da anni e dopo l'avvento di internet le sue condizioni sono ulteriormente peggiorate.

Nel migliore dei casi, le recensioni convenzionali sono prevedibili e noiose. Nel peggiore, sono inutili, se non dannose.

Non e' un caso che le cose piu' interessanti in materia videoludica portino la firma di game designer, appassionati, accademici e giornalisti che scrivono per passione in zone temporaneamente autonome - la rete (per lo piu', blog e forum). Per fortuna, le recensione non e' l'unico modo possibile di discutere di videogame. Sotto certi aspetti, la recensione - cosi' come si e' venuta a configurare - e il modo peggiore di parlare di videogame.


Fine prima parte - La seconda parte e' disponibile qui

Link: Kane and Lynch: Dead Men, Cinema, Arte e Videogame

Link: La videorecensione di Gamespot - prima di venire rimossa

Link: Riviste di videogiochi: Game over?

Link: Jeff Gerstmann


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